venerdì 23 dicembre 2016

Il viaggio della strega bambina

Il viaggio della strega bambina di Celia Rees, Salani, 2001.
Numero di pagine: 197
Titolo originale: Witch Child
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 2000
Prima edizione italiana: 2001

Lessi questo libro molti anni fa, lo ricordavo appena, quando pochi giorni fa l'ho ritrovato nella libreria di un'amica. Mi piace rileggere a distanza di anni gli stessi libri, per vedere se ancora mi piacciono, come sono cambiata. Ricordo che questo non mi aveva particolarmente colpito, né positivamente né negativamente.

All'interno di una trapunta del XVII secolo, vengono ritrovati dei fogli, che contengono le annotazioni di una ragazza vissuta nella seconda metà del '600. La storia è appunto quella riportata in questo antico diario, narrata in prima persona da Mary Newbury, quattordicenne inglese, nipote di una guaritrice accusata e giustiziata per stregoneria. E fin dalla prima pagina, è la stessa Mary ad affermare di essere una strega.
Condotta altrove nel giorno della morte della nonna, sarà imbarcata insieme ad un gruppo di puritani su una nave che la condurrà nel Massachussets, prima a Salem e poi in una piccola città di puritani ai confini con i vasti boschi che nel loro verde grembo custodiscono Indiani, erbe medicinali ed animali che forse tali non sono. Ma in questo nuovo scenario, reso austero e rigido dalle norme religiose e sociali degli uomini in nero, l'antica accusa di stregoneria tornerà ad affacciarsi alla vita di Mary, giovane donna dal carattere forte ed indipendente, guaritrice ed amica degli indigeni.
Il racconto è interrotto bruscamente, ed il romanzo si chiude con l'esortazione dell'immaginaria studiosa del manoscritto, a fornire eventuali notizie sui personaggi citati nel testo, spunto che verrà proseguito nel volume successivo, Se fossi una strega.
La scrittura è semplice e scorrevole, la storia anche se breve piuttosto avvincente, ma anche disadorna: i luoghi e i personaggi non sono molto caratterizzati né visivamente né psicologicamente, solo quello della protagonista è tracciato con maggior chiarezza. Gli unici altri personaggi un po' più delineati sono quelli femminili: Martha la guaritrice, Rebekah l'amica puritana, Sarah la matriarca della famiglia. Inoltre mentre il titolo e l'introduzione lascerebbero presagire una maggior presenza dell'elemento stregonesco, questo appare solo superficialmente. Ho letto che l'autrice è una storica, tuttavia descrizioni precise o approfondimenti di costume che si trovano in altri romanzi sulle streghe, in questo sono assenti (il che non è necessariamente un punto a sfavore, dipende dal lettore).
Tuttavia questo romanzo rende l'idea di quanto poco bastasse per attirarsi sospetti di stregoneria, il clima di sospetto e la preoccupazione che dovevano provare le donne di questo ambiente, alle quali non era permessa la minima deviazione dal percorso stabilito dagli uomini e dalla religione.
Una lettura leggera dunque, non indispensabile ma neanche spiacevole, adatto magari a dei giovani alle prime armi col romanzo storico.

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