venerdì 29 dicembre 2017

Storie della buona notte per bambine ribelli

Storie della buona notte per bambine ribelli di Elena Favilli e Francesca Cavallo, Mondadori, 2017.
Numero pagine: 212
Titolo originale: Good Night Sories for Rebel GirlsLingua originale: inglese
Prima edizione: 2016
Prima edizione italiana: 2017

Di solito non recensisco libri pensati per bambini, ma per questo voglio fare un'eccezione, poiché è apprezzabile anche dai grandi; le autrici infatti hanno raccolto le biografie di 100 donne di tutti i tipi, artiste, scrittrici, sportive, scienziate, pensatrici, attiviste, politiche, musiciste, sovrane. Sono chiaramente scritte con un linguaggio adatto ai bambini e non tracciano tutta la vita delle donne di cui parlano ma solo gli episodi salienti. Una pagina scritta per ogni donna con nome, nazionalità, biografia, data di nascita e morte ed un'illustrazione di un'artista donna.
Il libro si apre con dedica, indice, una breve prefazione delle autrici. Seguono le biografie illustrate ed una pagina per scrivere la propria storia e disegnare il proprio ritratto. Chiudono il volume un elenco di bambini partecipanti del crowfounding per la pubblicazione, i nomi delle illustratrici, i ringraziamenti e una nota sulle autrici ed il loro progetto.
E' un libro pensato per le bambine come si legge nella prefazione: "E' importante che le bambine capiscano gli ostacoli che le aspettano lungo il cammino. Ma è altrettanto importante che sappiano che questi ostacoli non sono insormontabili." (pag. XI), ma credo che sia importante anche farlo leggere ai bambini maschi, in modo che fin da piccoli abbiano presente dei modelli femminili forti.
In lingua inglese è uscito anche il secondo volume con altre 100 storie di donne e relative illustrazioni.
Mi sembra nel complesso uno splendido regalo per le bambine di oggi, ma anche per adulti, per poter trarre forza dalle storie di donne che probabilmente si sono trovate davanti ai nostri stessi problemi; inoltre la veste editoriale e le illustrazioni lo rendono un volume visivamente molto bello.
Potete trovare questo progetto su Facebook: Rebel Girls e sul sito Rebel Girls.

giovedì 28 dicembre 2017

Nicolas Eymerich, inquisitore

Nicolas Eymerich, inquisitore di Valerio Evangelisti, Mondolibri, 2004.
Numero pagine: 274
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1994

Questo è il primo volume della lunga saga di Eymerich, l'inquisitore più celebre della letteratura italiana moderna.
In questa prima parte della saga assistiamo all'inizio della sua carriera, da semplice domenicano viene infatti nominato inquisitore dopo la morte di peste di padre ; ma già negli ultimi giorni di vita del suo predecessore, avvenimenti strani e inquietanti si succedono, come la comparsa del cadavere di un bambino bifronte all'interno del palazzo che ospita i domenicani, che scopare poi nel nulla poco tempo dopo.
Alla storia dell'inquisitore ambientata nella Spagna del Trecento, si intrecciano altri due racconti, uno, quello dello scienziato Frullifer ambientata in un futuro vicino, e la seconda in uno più lontano in cui le invenzioni di Frullifer basate sulla capacità del pensiero e dell'immaginazione di modificare la materia, sono state realizzate; in questo tempo, un addetto ad una delle astronavi si accorge poco a poco che il viaggio che stanno intraprendendo verso un pianeta chiamato Olympus (nome omen) non è di quelli più comuni, e che sono anzi in cerca di una divinità.
Non passerà molto che le indagini di Eymerich lo porteranno sulle tracce di un culto di Diana, su immagine di quella celebrato nel santuario di Aricia in età romana, sopravvissuto alla cristianizzazione e trapiantato nella Spagna medievale; adepte ne sono le streghe, donne di tutti i ceti sociali ed appartenenti alle diverse culture fra cui quella dei mori e quella degli ebrei.
Le tre storie pur ambientate in tempi diversi si influenzano pur tuttavia le une con le altre.
Chiaramente, essendo l'inquisitore il protagonista, gli eventi si volgono a suo favore, mentre io, chi segue il blog lo sa, parteggio sempre per le streghe, tuttavia la dimensione psicologica di Eymerich è ben tracciata e credibile, inoltre non viene proposto come un puro eroe, non è un personaggio del tutto positivo, il che me lo ha reso comunque più accettabile.
Per il resto il romanzo è ben scritto ed avvincente, ed unisce il genere storico a quello gotico, e al fantascientifico, con colpi di scena ben assestati anche se in parte prevedibili.
Spero di riuscire a cimentarmi con il resto della saga, intanto però ho voluto segnalare questo primo volume all'interno della mia ricerca di libri sulle streghe.

Grappe e liquorini dalla distilleria di Fratel Agostino

Grappe e liquorini dalla distilleria di Fratel Agostino, AA. VV., Edizioni del Baldo, 2015
Numero pagine: 157
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2015

Questo volumetto delle Edizioni del Baldo, grazioso come tutti gli altri, si inscrive nella serie ispirata alle usanze e prodotti dei monaci; nello specifico questo tratta appunto delle preparazioni alcoliche.
Inizia con la storia della distillazione, la cui tecnica fu riscoperta nel Medioevo, probabilmente grazie agli Arabi, e poi perfezionata dalla Scuola Salernitana, divenne così una delle tante attività dei monaci che crearono le grappe, i vini aromatizzati, i liquori e le acquaviti di frutta.
Segue poi la storia della grappa, un prodotto tipicamente italiano originario di Veneto e Friuli, le leggi per la sua distillazione, un breve elenco delle grappe ottenute dai singoli vitigni, informazioni sulle vinacce, sul processo di distillazione e relativi strumenti come l'alambicco e le sue varietà, i diversi metodi di distillazione della grappa e successivi lavori, l'aromatizzazione delle grappe, la distillazione della frutta per produrre acquavite e delle erbe aromatiche per gli oli essenziali, con anche una tabella del tempo balsamico divisa per mesi ed una con la resa in g di olio essenziale su 1 kg di erba officinale delle principali piante.
Segue il ricettario con una trentina di liquori a base di erbe e frutti ed alcuni approfondimenti sulle piante usate; le ricette di una quindicina di grappe aromatizzate con erbe e frutti e relativi approfondimenti; indicazioni di preparazione di una trentina di conserve di frutta sotto spirito, ed in fine il ricettario con una ventina di piatti fra salati e dolci in cui rientrano le preparazioni alcoliche.
Non ho letto molti libri sulla preparazione dei liquori, ho la fortuna di aver ricevuto dalla famiglia alcune ricette, ma questo mi è piaciuto per la varietà delle preparazione e la chiarezza delle spiegazioni, oltre all'utile parte storico-introduttiva.
Non resta che provare qualche nuovo liquore!

martedì 26 dicembre 2017

Herbarium delle aromatiche

Herbarium delle aromatiche, AA. VV., Edizioni del Baldo, 2015
Numero pagine: 128
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2015

Anche questo volumetto è pubblicato dalle Edizioni del Baldo, e come tutti gli altri ha una grafica molto graziosa e curata.
E' composto da un'introduzione sulla medicina monastica e gli orti delle abazie (come già si trova in Creme, pomate, unguenti e rimedi naturali e in Il giardino dei semplici) e una parte sulla via delle spezie. Segue una descrizione di alcuni conventi con orti (diversi da quelli de Il giardino dei semplici) con indicati anche i più celebri preparati erboristici prodotti all'interno dei singoli conventi.
Troviamo poi qualche pagina sulle aromatiche e gli oli essenziali e le spezie con descrizione dei termini officinale,  aromatica, spezia.
Segue il cuore del libro, con uno schedario diviso fra spezie ed erbe con nome comune, latino, origine, foto (piccola) e illustrazione, parte utilizzata, utilizzo e conservazione, specialità culinarie o curative inframezzata a ricette di liquori e cibi e curiosità storiche.
L'indice delle piante trattate chiude il volume.
Le foto sono piuttosto piccole, quindi non sono indicative per quanto riguarda le gite di riconoscimento delle piante, inoltre i caratteri sono piuttosto minuti, però, benché sia un volume piuttosto snello e semplice l'ho trovato interessante, soprattutto per la parte sulle spezie che viene raramente trattata nei manuali di fitoterapia per il grande pubblico, ed anche per la varietà delle ricette. Inoltre, la copertina cartonata lo rendono resistente ed adatto ad essere portato nello zaino, all'occorrenza.

Creme, pomate, unguenti e rimedi naturali - Pharmacia del convento

Creme, pomate, unguenti e rimedi naturali - Pharmacia del convento, AA. VV., Edizioni del Baldo, 2016
Numero pagine: 96
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2016

Questo volumetto delle Edizioni del Baldo, come anche gli altri di quest'editore è  molto curato nella grafica, inoltre il formato e la copertina cartonata lo rendono pratico e resistente.
Il libro si apre con un introduzione con punto focale sui preparati fitoterapici per uso esterno della tradizione monastica, infatti il libro si colloca nel quadro della medicina dei conventi. Una prima parte descrive brevemente gli orti dei monaci in cui venivano coltivate le piante atte a curare e nutrire, con forti valenze simboliche, le basi e gli spazi della medicina monastica ed i suoi strumenti come erbari e volumi sulle piante (questa parte si trova piuttosto simile anche in Il giardino dei semplici)
Segue una spiegazione riguardo ai principali principi attivi delle piante, indicazioni sulla raccolta delle differenti parti della pianta con un illustrazione che mostra le parti del fiore, della pianta, le radici ed una tabella del tempo balsamico che per ogni pianta riporta epoca di raccolta e droga; seguono alcune nozioni su conservazione ed essiccazione; i tipi di preparazioni per uso esterno (crema, pomata, unguento, gel, cataplasma). Troviamo poi le ricette di base per preparare creme e unguenti (per questi ultimi si suggeriscono gelatina di petrolio o lanolina o strutto, di cui i primi due non credo fossero troppo diffusi al tempo dei monaci, mentre l'ultimo ad oggi non è l'ingrediente più versatile per realizzare unguenti, né se ciò viene considerato, il più etico.
Segue un ricettario che per ogni disturbo propone dei preparati a base di erbe.
Troviamo quindi le schede sulle singole piante con nome italiano, latino, famiglia, proprietà ed illustrazione con particolari di semi e fiori; tratta Aglio, Basilico, Camomilla, Elicriso, Finocchio selvatico, Ginepro, Lavanda, Liquirizia, Malva, Mandorlo, Melissa, Menta, Origano, Rosmarino, Ruta, Salvia, Timo. Nel capitolo successivo per ognuna delle piante citate si suggeriscono alcune preparazioni
C'è poi un approfondimento su S. Ildegarda di Bingen con breve biografia e rimedi divisi a seconda dei disturbi ed una pagina sulla medicina popolare e alcuni curiosi rimedi.
Il capitolo successivo tratta dell'olio d'oliva, della coltivazione dell'Ulivo nei monasteri, le proprietà dell'olio, cosmetici a base di olio fra cui i saponi per cui vengono trascritte alcune ricette base (indicando ingredienti, attrezzi, metodo a caldo e a freddo, con lisciva). Ci sono poi le ricette per cosmetici a base di olio per il benessere di bocca, capelli, viso e corpo.
Chiudono il volume l'indice, la bibliografia (che di solito i libri di queste edizioni purtroppo non anno), una pagina per gli appunti.
Sicché parliamo di un libro piuttosto ben fatto, che può costituire un buon regalo per persone creative ed appassionate di erbe ed eco-cosmesi; forse però, visto che buona parte di ciò che si trova in questo volume può essere letto anche in Il giardino dei semplici, va valutato su quale dei due far ricadere la scelta.

Il giardino dei semplici - Erbe, tisane e pratiche curative

Il giardino dei semplici - Erbe, tisane e pratiche curative, AA. VV., Edizioni del Baldo, 2016
Numero di pagine: 280
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2016

Come altre pubblicazioni delle Edizioni del Baldo, anche questo tratta di erbe e tisane, nello specifico inquadrane nell'ambito della medicina monastica. E come tutti i volumi di quest'editore, la veste grafica è molto ben curata, inoltre anche il formato di questo libro è particolare, alto e stretto, e richiama i codici manoscritti.
Dopo l'indice ed una breve introduzione con cenni riguardo alla storia delle fitoterapia, si passa alla descrizione dell'orto dei semplici, ovvero il giardino in cui venivano coltivate le erbe medicinali nei conventi medievali, suddiviso in maniera simbolica e presente in molti monasteri, a partire da quelli soggetti alla Regola di S. Benedetto, per poi diffondersi anche nei conventi degli altri ordini. Vengono fatti alcuni esempi di abazie con i loro giardini medicinali.
Il terzo capitolo traccia la storia della medicina medievale basata su Ippocrate, Catone e Galeno, distinguendo quella istituzionale ed ecclesiastica da quella delle così dette streghe, citando però anche figura a metà fra e due tendenze come S. Ildegarda di Bingen e Paracelso. Cita anche la Scuola Salernitana nata dalla commistione di culture e saperi di varia origine. Viene poi illustrata la storia degli erbari, dal primo redatto da Teofrasto, che insieme al De materia medica di Dioscoride circolò in vari manoscritti riccamente illustrati fino al rinascimento ed oltre, per a quelli di Matthioli e Aldovrandi fra 500 e 600, editi a stampa, e seguiti da quelli composti da parti di piante essiccate del XVI secolo. Il capitolo si chiude con Linneo, l'inventore della nomenclatura botanica ancora in uso, ed un riquadro indica come prodursi un erbario casalingo.
Il capitolo quarto tratta di come riconoscere le erbe, vengono quindi illustrate le parti della pianta, del fiore, i tipi di radici, foglie, margine fogliare e disposizione sullo stelo. Segue un breve sunto sulle principali famiglie di erbe officinali e la spiegazione della tassonomia botanica linneana; indicazioni di raccolta in base alla parte della pianta; influssi planetari; tabella con nome della pianta italiano, tempo balsamico, parte della pianta da raccogliere (droga); come conservarle e essiccarle con tabella con i tempi di essiccazione delle parti della pianta.
Il capitolo cinque descrive i principali principi attivi presenti nei vegetali e contiene anche un breve glossario dei principali termini botanici.
Il sesto capitolo tratta di come curarsi con le erbe, avendo ben presente che naturale non è sinonimo di innocuo, ed offre una panoramica dei principali preparati erboristici per uso interno (infuso, decotto, tintura madre, sciroppo,suffumigi) ed esterno (creme, pomate, bagni e semicupi, cataplasma e impiastro, compressa, polpa e succo); una tabella con corrispondenze fra misure (cucchiai, manciate ecc.) e peso ed una per la diluizione dell'alcool per ottenere varie gradazioni.
La parte più cospicua del libro è composta dallo schedario sulle singole piante, che tratta più 260 fra erbe, arbusti ed alberi. Ad alcune è dedicata una intera pagina con nome italiano, latino, famiglia, habitat, periodo di raccolta, descrizione, proprietà, usi, cenni storici, particolarità ed eventuali controindicazioni. Ogni scheda è correlata da illustrazioni botaniche con particolari su fiore frutto e seme. Alcune piante invece sono trattate più brevemente ed hanno solo un'illustrazione dell'intera pianta.
Segue una sezione dove per ogni disturbo sono indicate preparazioni curative di vario tipo.
Troviamo quindi un ricettario di creme e unguenti con cenni sulla coltivazione dell'Ulivo nei monasteri, proprietà dell'olio e cosmetici a base d'olio d'oliva con approfondimenti sul sapone, dentifrici, preparati per i capelli, il viso,il corpo. Tra l'altro alcune delle ricette riportate non sono banali rimescolamenti di ingredienti, quindi possono risultare interessanti anche a chi abbia già un po' di esperienza nella cosmesi naturale autoprodotta, solo mi sembra che venga dato poco conto riguardo alla conservazione dei preparati. Questa parte, ampliata di poco si trova anche in Creme, pomate, unguenti e rimedi naturali.
Il capitolo sette tratta delle erbe aromatiche in cucina, alcune già citate nelle schede precedenti, si parla di 16 piante. Questa sezione in particolare è presente con piccole differenze anche in altri libri sulle erbe dell'editore.
L'indice dell'erbario chiude il volume seguito da alcune pagine per gli appunti.
La grafica, sempre curata ed elegante, fanno di questo volume un testo da avere anche solo per il piacere di sfogliarlo, senza contare l'utilità e l'ampiezza dei temi trattati da un punto di vista storico ma anche accurato negli utilizzi moderni dei vegetali.
Il formato lo rende forse poco agevole da portare in giro, ma può essere un buon regalo per appassionati di erbe.

Nuova enciclopedia delle erbe

Nuova enciclopedia delle erbe, AA. VV. Edizioni del Baldo, 2016
Numero pagine: 383
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 2013

Ecco un altro interessante volume sulle erbe delle Edizioni del Baldo. Come in tutti i volumi di questa casa editrice, anche in questo la grafica è molto curata e piacevole, arricchita con illustrazioni a colori di motivi vegetali e delle piante trattate, tra l'altro molto riconoscibili.
Il testo è composto da un'introduzione, seguono cenni storici sulla fitoterapia in diverse epoche e paesi(Cina, Egitto, Mesopotamia, Grecia e Roma, Medioevo con Arabi e Scuola Salernitana, Paracelso), e una breve trattazione delle influenze planetarie sui vegetali che di solito manca in libri di questo genere. Troviamo poi una breve avvertenza sui possibili effetti collaterali dai quali le erbe, pur essendo naturali, non sono esenti.
Si parla poi delle indicazioni di raccolta, divise a seconda delle parti delle piante; conservazione e essiccazione, alcune preparazioni ed un'utile tabella con equivalenze fra misure e pesi ed un'altra con il tempo di raccolta pianta per pianta.
Arriviamo così al cuore del libro, con le singole schede sia di erbe che di alberi con foto e illustrazione, nome comune e latino, famiglia, habitat, tempo di raccolta, descrizione, proprietà ed utilizzi altri. Le foto ritraggono solamente una parte della pianta, solitamente il fiore, non ci sono foto di tutte le sue parti, quindi non è un testo di quelli particolarmente indicati per il riconoscimento dei vegetali. Tratta circa 150 erbe (fra queste ci sono molte commestibili e aromatiche che non trovano spazio nelle sezioni successive).
Segue una parte in cui vengono indicati vari malesseri e le tisane per alleviarli, e poi un vademecum molto agile che ricapitola per ogni pianta principali proprietà, preparazioni e loro uso. Tratta circa una novantina di piante, alcune già viste nelle schede individuali precedenti.
Arriviamo alla sezione sulle erbe selvatiche commestibili con schede con nome comune e latino, foto e illustrazione, famiglia, habitat, parti utilizzate e periodo di raccolta, etimologia, proprietà, uso in cucina, nomi popolari, Tratta Acetosella, Bietola selvatica, Bistorta, Cardo mariano, Castagna d'acqua, Cipollaccio, Crescione, Erba Livia, Farinaccio, Finocchio marino, Gelso, Pino domestico, Portulaca, Radichella, Salicornia.
Chiude il libro la parte sulle aromatiche con cenni generici, indicazioni sulla coltivazione (orto, balcone e giardino), raccolta e conservazione, le singole schede con le specie consigliate, esigenze per la coltivazione, impiego e conservazione, illustrazione delle varietà. Tratta Aglio, Basilico, Menta, Origano, Peperoncino, Rosmarino, Salvia, Timo.
Le ultime pagine sono occupate dall'indice.
Come si può vedere da questa descrizione dei contenuti e della struttura, abbiamo per le mani un libro piuttosto ricco ed utile, il formato ed il peso non ne fanno una di quelle agili guide da portare nello zaino durante le passeggiate (comunque le Edizioni del Baldo hanno pubblicato anche libri appositi), ma è in ogni caso un volume piuttosto utile e ben curato sia nell'aspetto che nei contenuti, da tenere a casa e consultare spesso.
Questa edizione sostituisce la precedente dal titolo Enciclopedia delle erbe.

venerdì 27 ottobre 2017

Donna felicemente sposata cerca uomo felicemente sposato

 
Donna felicemente sposata cerca uomo felicemente sposato di Erica Jong, Bompiani, 2015
Numero di pagine: 274
Titolo originale: Fear of Dying
Lingua originale: inglese
Prima edizione: 2015
Prima edizione italiana:2015

Ho iniziato a leggere i libri della Jong già un po' di anni fa, a partire dai più vecchi, pubblicati a partire dagli anni 70, con questo, mi sto mettendo in pari con l'editoria moderna! Ormai ho letto quasi tutto ciò che ha scritto e che è stato tradotto in italiano, tra l'altro trovando tutti i volumi usati...come mai? Non piace alla gente? Forse chi acquista i suoi libri si aspetta dell'altro? Io ho la mia teoria: se un libro si trova al mercatino dell'usato, o è perché è veramente bello e quindi ne circolano così tante copie che qualcuna prima o poi capita per forza nei libri usati, oppure è talmente brutto che la gente se ne vuole disfare. A guardare le discutibili copertine italiane e spesso anche le traduzioni dei titoli (questo libro in particolare ne è un esempio lampante) si sarebbe tentanti di protendere per la seconda categoria per la Jong, ma io sono una fervente sostenitrice della prima. Non che pensi che tutti possano apprezzare la sua scrittura, però io la trovo sempre molto valida nell'illustrare le particolarità e i dilemmi femminili. E sono ormai un bel po' di anni che lo fa! E' partita con una giovane donna, scrittrice e sessualmente sveglia, l'Isadora Wing della trilogia iniziata con Paura di volare, alla quale si riallaccia Leila di Ballata di ogni donna, e poi la voce stessa della Jong nell'autobiografico Paura dei cinquanta, con questo ultimo libro, il cui titolo inglese Fear of Dying "Paura di morire" lo colloca nel solco dei romanzi precedenti, sembra sul punto di chiudere un ciclo iniziato più di 40 anni fa (ho tralasciato volutamente Fanny, Serenissima, Il Salto di Saffo che si discostano dal filo rosso che unisce i succitati romanzi e Ricorderò domani che non ho letto). Di cosa si può aver paura, infatti, dopo la morte?
La morte e la vecchiaia che avanza sono infatti i temi principali su cui ruotano i pensieri della protagonista sessantenne Vanessa, amica di Isadora, alle prese con la malattia e la morte dei genitori, in contrasto con la sua voglia di vita, che si esplica anche in una sessualità ancora viva e forte, nel rapporto con il marito scampato ad un aneurisma, e nel rapporto con la figlia neo-mamma ed il nipotino. Non mancano le riflessioni sulla posizione delle donne anziane nella moderna società dei consumi e dei "belli e giovani per sempre"
Il titolo italiano si rifà al tentativo di Vanessa di iscriversi ad un sito d'incontri dall'evocativo nome di zipless.com, che ricorda il "miraggio" descritto nel primo libro della Jong della "scopata senza cerniera", per incontrare un compagno sessuale che possa supplire alle carenza del marito.
Molti di questi temi ricorrono nelle altre opere dell'autrice ed in particolare in Paura dei cinquanta, di cui questo libro sembra essere quasi un appendice, un prosieguo 10 anni dopo.
In generale è stata una buona lettura, ma manca un po' dell'incisività dei romanzi precedenti, ma forse mi ha colpito meno anche perché affronta un periodo della vita al quale non sono ancora approdata.

I desideri dell'anima

I desideri dell'anima di Clarissa Pinkola Estés, Frassinelli, 2014.
Numero pagine: 199
Lingua originale: inglese
Prima edizione: è una raccolta di brani pubblicato fra il 2008 e il 2014
Prima edizione italiana: 2014 

Quando è uscito questo libro, speravo fosse qualcosa di "potente" come Donne che corrono coi lupi (certo la Estés ha scritto anche altre cose che meritano di essere lette, tipo La danza delle grandi madri, ma nulla come il suo primo libro, che mi accompagna da più di un decennio); sono stata più volte lì lì per comprarlo, ed in fine me l'ha prestato un'amica, così ho potuto immergermi nella lettura e vedere un po' cosa riservava questo nuovo volume della Estés. Purtroppo le mie aspettative non sono state confermate, non che questo sia un brutto libro, ma niente a che vedere con l'ampiezza e la bellezza di Donne che corrono coi lupi.
I desideri dell'anima è una raccolta di testi eterogenei, di diversa lunghezza, alcuni dei quali ho apprezzato più di altri. E' composto da 11 brani (più i ringraziamenti), di cui i primi due sono i più estesi.
Il primo consiste in un introduzione alle favole dei fratelli Grimm e qui si ritrova la Estés cantadora, che parla delle favole come contenitori, nonostante i rimaneggiamenti e le inevitabili variazioni dovute alle traduzione e al gusto/interesse di chi le racconta e/o raccoglie, di soulfulness, sono cioè "pieni d'anima", indicando i percorsi interiori dell'anima verso il sé.
Il secondo invece è un'introduzione a L'eroe dai mille volti di Campbell. Oltre a parlare dell'autore e del ruolo della sua opera, riprende il discorso dell'importanza delle storie come modelli della vita profonda universali, ognuno dei quali risponde ad una delle grandi domande cruciali della vita.
Il terzo prendendo spunto dal Solstizio e dai suoi riti parla dell'unione del puer e del senex, il fanciullo ed il vecchio, un sodalizio fra la forza creatrice e quella saggia della psiche, richiamando la massima contenuta nel'introduzione a La danza delle grandi madri "essere giovani da vecchie e vecchie da giovani" (pag. XX).
Il quarto partendo dalla festa di S. Valentino parla dell'Amore come froza inestinguibile anche se ferita, che che continua però sempre a vivere e ripresentarsi.
Gli altri sette capitoli, piuttosto brevi, sono alcuni in versi, come quello sul Fiume-Nonna, altri raccontano brevi storie come quello sull'Orsa Callisto, altri ancora prendono le mosse da particolari della vita dell'autrice, come quello del suo rapporto con il padre alcolizzato.
Questi ultimi mi hanno detto poco per la maggior parte. Insomma avvicinerei questo volume a Storie di donne selvagge, anch'esso composto da testi non collegati fra loro, e riuniti senza un apparente filo conduttore.

mercoledì 29 marzo 2017

Il segreto del Bosco Vecchio


Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati, Mondadori, 2011.
Numero pagine: 149
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1979

Trovato per caso, l'ho divorato in meno di 24 ore, è infatti un libro snello e dalla lettura facile e scorrevole, ha qualcosa della favola, con i suoi personaggi fantastici: genii degli alberi che ogni tanto si aggirano nei boschi, un vento, di nome Matteo, una gazza guardiana, o meglio due, cinque incubi e soprattutto una foresta d'abeti antichissima, che il colonnello Procolo eredita insieme ad una casa, divenendo tutore del giovane Benvenuto, ancora bambino.
Buzzati, non si perde in spiegazioni su come mai un vento parli agli umani, o su come essi possano capire il linguaggio degli uccelli: ogni elemento fantastico viene presentato come se fosse la più normale delle cose, che non abbisogna di alcun chiarimento. Così si assiste a concerti notturni di venti nel bosco, una sfida per la supremazia fra il vento Matteo ed il vento Evaristo, genii travestiti da forestali per custodire il luogo, cinque incubi che si presentano alla porta ed un'ombra che, indignata dal comportamento del suo umano, lo abbandona. Il colonnello, rigido e distaccato da tutta l'umanità, o meglio da tutti gl'esseri viventi, arroccato nella menzogna di non desiderare comunione con chi che sia, troverà un barlume di riscatto solo nel finale, mentre Benvenuto, che tanto ha amato il bosco e i genii giocando all'ombra degli alberi, ormai trascorsa l'infanzia e salutato il vento Matteo che abbandona il mondo, non sarà più in grado di udire i discorsi di piante ed animali, come tutti (o quasi) gli adulti.
Pur essendo questa la conclusione, quando si chiude il libro non rimane un sapore amaro in bocca, piuttosto sembra di aver attraversato una foresta della nostra infanzia, di aver ascoltato una favola moderna, inusuale ma ricca di personaggi ed eventi memorabili, e che ora bisogna tornare alla realtà quotidiana, portandosi però, un vago profumo di resina, come quello che ci rimaneva addosso da piccoli, dopo aver corso nel bosco.

Arboreto salvatico


Arboreto salvatico di Mario Rigoni Stern, Einaudi, 2015.
Numero pagine:
Lingua originale: italiano
Prima edizione: 1991

Da molto volevo leggere questo libricino, ne avevo trovato citazioni in altri volumi, e mi era sembrato interessante. Prima, conoscevo Mario Rigoni Stern di nome, a lui associavo, nel mio personale schedario mentale degli autori, le parole “guerra” e “montagna”; non sono un’amante dei libri di guerra quindi non avevo approfondito. Tuttavia, scoperto questo titolo, ho poi fatto fatica a trovarlo; solo qualche mese fa, capitate in libreria, mia sorella me l’ha regalato, vedendomi particolarmente interessata. Ed è stato un regalo veramente gradito.
C’è poi da dire che avevo frainteso il titolo, si parla di Arboreto sì, ma non selvatico, come avevo sempre pensato, bensì salvatico. E’ Rigoni Stern stesso a precisare il perché di questo titolo e la genesi del libro nella Nota all’edizione del 1996 che apre il volume: “Un giorno, era la primavera del 1989, mi venne da scrivere del peccio […] via via seguirono descrizioni di altri alberi, un po’ scientifiche un po’ letterarie. Naturalmente l’attenzione maggiore era dedicata agli alberi che mi stavano più vicini, come un rustico arboreto. […] Ma “salvatico”? L’aggettivo era usato nel Rinascimento per selvatico: due parole che messe insieme mi piacciono, anche se in contraddizione tra di loro: selvatico è non coltivato, non domestico, ricoperto da selve, anche rozzo; ma c’è la vocale a al posto di una e, e così tutto cambia: un salvatico che diventa salvifico, che conduce alla salvezza.” (pagg. VI-VIII)
Dice “mi venne da scrivere”, come se le parole venissero da chissà dove, traboccando sul foglio come acqua versata in un contenitore che trabocca. Ed in effetti si ha l’impressione che quest’uomo dei monti, abbia qui riunito tutto ciò che sugli alberi ha appreso in lunghi anni di convivenza, sia dalle piante stesse, sia da altri abitanti della montagna, silvicoltori, boscaioli, forestali. In ogni capitolo infatti, dedicato ad un singolo albero, si intrecciano ricordi ed osservazioni, informazioni botaniche, miti arborei e utilizzi delle varie essenze. Sembra quasi che Rigoni Stern parli di vecchi amici, in particolare quando si riferisce agli alberi da lui piantati e curati per anni nel suo podere, discosto dalla città e a metà strada verso la natura selvaggia.
Un libro leggero, agile, da leggere all’ombra fresca di qualche albero tranquillo, per conservare la pace del meriggio; da consultare ogni tanto anche nel cuore della città, per tuffarsi nei boschi, al limitare dei prati montani.